La Danza Sacra Dimenticata

Come molte discipline ancestrali travolte dall'interpretazione occidentale, la danza mediorientale ha perso il suo senso originario, il legame profondo con l’essenza primordiale del movimento.

La Danza Sacra Dimenticata

Avvertenza dell'Autore

Non presento un argomento per il suo valore intrinseco, ma per il ruolo che svolge in un insieme più grande, dove tutto è connesso. Ogni parola, ogni simbolo, è parte di un tessuto di significato che richiede una visione aperta per essere colto. Comprendere ciò che propongo significa andare oltre la conoscenza frammentata e accogliere la totalità come una realtà indivisibile.

Il mio intento è offrire una prospettiva integrata, in cui ogni frammento rivela il proprio ruolo nel grande disegno dell’unità. Questa visione non è fine a sé stessa, ma rappresenta uno strumento per comprendere che ogni meccanismo presente nell’universo si riflette sia nel microcosmo che nel macrocosmo, intrecciando ogni parte in una connessione universale. In questo contesto, anche il movimento assume un valore universale, diventando un’espressione tangibile di questa interconnessione profonda.

Cosa è accaduto alla Danza Orientale?

Sono nata come danzatrice di un’arte ormai dissolta nel tempo, un linguaggio ancestrale che risuona ancora tra le pieghe della memoria collettiva. Per comprenderla davvero, non basta osservarne i gesti: bisogna immergersi nella storia dell’umanità, perché il corpo è sempre stato il primo custode del sapere, il tramite silenzioso tra il visibile e l’invisibile. Ma cosa è accaduto alla danza orientale? Perché il suo spirito originario è stato oscurato, frammentato, ridotto a semplice spettacolo? Dove si è spezzato il filo che legava il movimento alla sacralità della creazione?

Come molte discipline ancestrali travolte dall’interpretazione occidentale, la danza mediorientale ha perso il suo senso originario, il legame profondo con l’essenza primordiale del movimento. Ma questo non riguarda solo l’Oriente: anche l’India, così come altre culture che un tempo custodivano la dimensione sacra dei loro gesti, oggi si trovano immerse in una trasformazione che le allontana sempre più dalla loro radice autentica. Ciò che un tempo era un rito, una preghiera, un linguaggio dell’anima, è stato ridotto a una mera espressione superficiale. È un fenomeno che permea il mondo intero, un lento dissolversi della memoria spirituale nel rumore della modernità.

Ho scelto una danza che custodisce la sua dimensione sacra, spoglia di artifici, essenziale come un respiro consapevole, una meditazione in movimento. Le danze popolari, quelle che incarnano la spiritualità dell’essere umano, non nascono per intrattenere, ma per connettersi all’invisibile, per tessere un dialogo con il divino. Sono preghiera, sono contemplazione.

Eppure, queste danze stanno scomparendo. Non esistono più.

La danza mediorientale sacra, intesa come linguaggio dell’anima e del silenzio interiore, è stata cancellata, perché il mondo di oggi si nutre dell’eccesso. Ma l’eccesso appartiene all’ego: è spettacolo, è intrattenimento, è ricerca di un’emozione fugace che abbaglia ma non illumina. E mentre l’illusione cresce, la danza viene svuotata della sua anima, privata della sua essenza più pura, dimenticata come un antico sussurro nel frastuono della modernità.

La mia scelta di rispettare l’anima nell’attività fisica mi ha condotta su un sentiero quasi dimenticato, una strada che sembra essersi dissolta nel tempo. Chi compie scelte simili viene spesso relegato ai margini, segno tangibile di un mondo che indirizza le masse verso un consumo costante, verso ciò che è effimero.

L’attività fisica, nella sua essenza più pura, è un atto di connessione profonda. Onorare l’anima attraverso la danza e il movimento significa trasformare il corpo in un ponte tra materia e spirito, un mezzo attraverso cui la coscienza si manifesta e si realizza nella sua forma più pura.

Dott.ssa Ronit Mandel Abrahami
Ricercatrice del Movimento

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